Lettera ai perplessi, ai curiosi e ai diffidenti

Quando sono andata via dalla Sicilia per andare all’università in tanti mi dicevano che non avrei dovuto più fare passi indietro: “Qui è tutto fermo e sarà sempre peggio!” sostenevano con convinzione. In realtà io ho vissuto quella partenza semplicemente come l’inizio di una raccolta di saperi ed esperienze utili per me e la mia terra in vista di un indiscutibile ritorno.

E così, dopo sei anni, la primavera scorsa ho tentato un primo rientro temporaneo, giusto per tastare il terreno. Dopo un paio di mesi di lavoro e decine di “Ma è tutto inutile! Qui non cambierà mai nulla!” mi sono convinta che Sciascia avesse pienamente ragione quando ha affermato che la Sicilia sta come sta perché la gente non crede nelle idee, non crede che le idee possano cambiare il mondo. Ammetto che iniziavo ad essere in preda a dubbi amletici sull’indiscutibilità del mio ritorno fino a quando in un caldo pomeriggio di luglio mi sono seduta ad un tavolo con Stena, Viviana, Rosario e Franco.

Non era la prima volta che avevo a che fare con il mondo di The Hub: nei mesi precedenti, quando vivevo a Venezia, ero entrata a far parte del network e frequentavo gli Hub di Milano e Rovereto.

Guardavo e vivevo quello che accadeva lì e mi domandavo come sarebbe stato un Hub in Sicilia.

Quel pomeriggio attorno a quel tavolo guardavo Stena, Viviana, Rosario e Franco con estrema ammirazione per il loro coraggio nell’essersi imbarcati in un’avventura del genere in un territorio impermeabile al nuovo e diffidente  per costituzione.

Alla fine dell’estate io sono di nuovo andata via dalla Sicilia, ma ho iniziato a seguire il loro lavoro e a tornare ogni volta che il nascente Hub Siracusa organizzava qualcosa.

E ovviamente c’ero anche venerdì, il giorno dell’apertura.

E con me c’era tantissima gente, arrivata anche da lontano, e tantissima genuina curiosità ed entusiasmo. C’era chi ne sapeva poco dell’Hub e chi è arrivato già preparato. C’era gente che ha sempre vissuto in Sicilia e chi è tornato dopo tempo ed è in fase di esplorazione. C’era gente di tutte le età. C’era gente con un’immensa voglia di fare e progetti in incubazione che non vedeva l’ora di spiegare. C’era gente con tante idee e le mani già sporche di lavoro per realizzarle.

Chissà cosa avrebbe pensato Sciascia se venerdì ci fosse stato anche lui.

Io ho pensato semplicemente che occorre trovare il luogo giusto e le persone giuste per vivere bene e nemmeno una volta durante la serata ho sentito dire che è tutto inutile e che qui non cambierà mai nulla, magari qualcuno lo stava pensando, ma io non ho sentito nessuno dirlo.

E magari qualcuno alla fine della serata era un po’ perplesso o confuso perché, è vero, non è così immediato capire cos’è e cosa può diventare un Hub, cosa può essere innovazione sociale o anche solo innovazione.

Ammetto che per me è stato importante trascorrere del tempo all’interno di un Hub per capirlo e per questo vi invito ad andare a visitare l’Hub Siracusa e parlare con gli host, abitare lo spazio, partecipare agli eventi. Solo vivendolo è possibile capire come la diversità dei membri della community possa divenire complementarietà per il lavoro di ognuno e arma letale contro il periodo difficile che stiamo vivendo, solo vivendolo è possibile capire come può esserci un innovatore sociale in ognuno di noi a prescindere dal lavoro che si fa e che quando con il tuo lavoro ti occupi anche di chi e cosa ti sta intorno, oltre che di te stesso e del tuo sostentamento, stai immensamente meglio e la crisi diventa solo possibilità di evoluzione.

Arrivederci nell’Hub Siracusa.

Alessia Zabatino

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L’innovatrice Siciliana va Strasburgo per proporre nuove politiche giovanili

Dal blog di Alberto Cottica “I giovani europei hanno difficoltà a rendersi completamente indipendenti. In Europa il problema è particolarmente sentito, perché il nostro modello sociale è basato sullo status di lavoratore dipendente a tempo pieno e indeterminato, che sblocca molti diritti sociali ed economici (in Francia, dove vivo ora, se sei disoccupato non hai diritto all’assistenza sanitaria). Questo crea tensioni, perché costringe i giovani a cercare di ottenere questo status ad ogni costo, anche se è diventato molto difficile e anche se alcuni di loro vorrebbero cercare strade diverse. Risultato: il 20% dei 15-34enni, in Europa, non lavora, non studia, non si sta formando. Non è nemmeno più un problema di giovani: i giovani sono in prima linea e soffrono di più, ma tutte le categorie di cittadini stanno perdendo autonomia.

Il paradosso è che la generazione che è giovane adesso è probabilmente la più creativa, generosa, idealista e collaborativa che sia mai vissuta…

Il Consiglio d’Europa ha avuto un’idea: cercare di stanare queste esperienze; riunirle; validarle attraverso un metodo peer-to-peer; e aggregarle per proporre alla Commissione Europea e agli stati membri una strategia nuova. Questa strategia si potrebbe chiamare adattiva: in concreto, si tratta di:

  1. capire cosa i giovani stanno già facendo
  2. se è possibile, aiutarli a farlo
  3. se non è possibile aiutarli, almeno evitare di ostacolarli

Sul sito di edgeryders sono ormai centinaia le storie interessanti di giovani che si confrontano e recentemente è stato pubblicato un invito per selezionare i membri della community più brillanti, per presentarele migliori storie al Consiglio d’Europa. All’invito  ha risposto anche la nostra Hubber siciliana, Alessia Zabatino, che vuole capire come accelerare processi di innovazione sociale attraverso la creatività e l’arte.

Bene, il Consiglio d’Europa l’ha invitata a partecipare a Strasburgo!

Brava Alessia, ci aspettiamo un tuo post sul blog appena rientri! :-)

per leggere tutto il post di Cottica vai qui

un breve video che spiega cosa è Edgeryders

Author: The Hub Siracusa Initiative